Seme che non trova terra – Anna Biffoli

IL LIBRO

 

La decisione di Anna Biffoli di rendere pubblici e pubblicabili i suoi testi poetici così a lungo preservati a una lettura privata e intima è un atto coraggioso e importante che merita la massima attenzione, per una serie di motivi che cercherò di illustrare. Per prima cosa Anna, benché impegnata da sempre in numerose battaglie politiche, culturali e sociali, femminista, attenta fino allo scrupolo estremo verso le persone, disponibile all’accoglienza aperta dell’altra e dell’altro, capace di mettere in gioco continuamente la sua umanità in un rapporto di scambio autentico, ha, per la sua vita privata e per i suoi affetti più profondi, mantenuto sempre un tratto più riservato, nascosto, quasi avendo pudore della propria emotività e dei propri desideri. Anna esordisce a oltre settanta anni, dopo una vita spesa senza riserve nella relazione con le altre donne e con gli altri uomini, nella ricerca di una dimensione di verità e di pulizia morale come i suoi maestri e le sue maestre, ama ricordare, le hanno insegnato, primo tra tutti quel medico e grande educatore che fu Adriano Milani Comparetti, innovatore della riabilitazione infantile a Firenze negli anni sessanta insieme alla dottoressa Anna Gidoni, con i quali ha a lungo lavorato e che per primi le hanno fatto comprendere il valore della dignità di ogni essere umano. Le sue maestre sono state le letture di Maria Zambrano, Simone Weil, le amiche filosofe del gruppo di Diotima, in particolare Chiara Zamboni, la frequentazione di alcune donne come la teologa Antonietta Potente, la studiosa di Weil e di altre autrici maestre di libertà interiore, Gabriella Fiori, l’amica scrittrice argentina Vlady Kociancich, che hanno influito sul suo percorso.

[…]

In questi testi poetici, che ha scritto in diverse occasioni e tempi, si trova traccia del suo mondo interiore, della vita che ha trascorso, a partire da una infanzia difficile e luogo di esclusione. Una bambina piena di tenerezze e di attese nei confronti del futuro, come ogni giovane intelligente e sensibile che guarda al proprio avvenire con un misto di speranza e di inquietudine per ciò che sarà, provata dalla guerra e dalla marginalizzazione di chi non si trova compresa nei propri affetti primari. Una condizione di durezza materiale che avrebbe potuto spegnere definitivamente ogni slancio e ogni scintilla di creatività, consegnando al tempo a venire la figura di un adulto mortificato nelle proprie illusioni e confinato nei limiti di un mediocre conformismo. Non fu così per Anna. Troppo forte è stato il suo desiderio di libertà, in primo luogo spirituale, e la sua infinita capacità di mettersi in gioco e di rischiare di persona per ottenere dei cambiamenti, una rinascita, una stima di sé sentita come necessaria condizione di vita per ogni essere umano. Trovano spazio nelle poesie anche le gioie più nascoste, quei turbamenti interiori, veri smottamenti, che accompagnano ogni scoperta, ogni visione nuova o sguardo decentrato che mette in evidenza particolari prima non osservati. La fedeltà a sé stessa sembra essere il tratto più rilevante di questo percorso di scrittura, una dimensione di indagine intima a volte spiazzante, sempre tesa al desiderio di guardare oltre le apparenze, scavare nel proprio magma interiore impietosamente.

ALCUNI TESTI

Dorme il mio sesso
Fra le labbra socchiuse

Il ventre teso
Nel corpo gioioso

Ti chiamo
Ma tu non rispondi

Dal passato

Mi ha toccata
ha deposto il suo sperma
sul mio petto
mi ha spogliata si è preso la mia gioia
ha bloccato il mio fiorire
mi ha presa al buio
furtivamente
la mamma dormiva…

Sorpresa, attonita
guarda e si domanda:
come può essere?
come può l’amore trasformarsi
in rapina?…

Oggi ho incontrato Dio
camminava per una discesa
farfugliava di petali e semi
portava ai piedi scarpe sdrucite

Con la mano destra brandiva
un fiasco colmo d’acqua
lo innalzava
e benedicendo
lo offriva

Arturo era il suo nome

Simone Weil

Ho incontrato Simone Weil negli anni sessanta. Un amico, un compagno di lotte mi lesse alcune pagine dei suoi quaderni. Riflettemmo tanto sul suo pensiero in un modo che oggi chiamerei ‘neutro’, ne traemmo uno stile di vita per anni; ricavai molto da quell’incontro, nominò la mia sofferenza di ‘lavoratore’ di fabbrica, trasformò alcuni dei miei rapporti da amicali in ‘politici’: sentii, per la prima volta, la mia necessità di vivere nel mondo. Avevo da poco passato i vent’anni. Il femminismo mi trovò pronta, aperta alle altre donne, disposta a ricevere nutrimento, ma poco disposta a dare perché convinta di non ‘possedere’; in certe situazioni, soprattutto di gruppo, tacevo, non osavo, ma osservavo e soffrivo di questa mia impotenza. Credevo dipendesse da mie incapacità: ci sono voluti anni di rapporto reale con altre donne per capire che non era un’abitudine mia, senza storia e senza tempo, ma aveva una origine precisa, comune a tante altre come me. Scoprii così che parlare, agire presupponeva esistere come soggetto; che significava ricercare un patrimonio e un retroterra che partissero dal proprio vissuto reale e simbolico di donna, patrimonio finalmente libero da interpretazioni avvenute e imposte – anche con la nostra complicità. Ho reincontrato Simone Weil in occasione dell’organizzazione di un corso di scrittura, alla fine degli anni ottanta. È stata un’immersione dentro le mie radici e fuori verso l’alto. Ho lavorato insieme ad alcune donne della Libreria delle Donne di Firenze e a Gabriella Fiori alla preparazione del corso (esperienza non priva di fatica e sofferenza ma fonte anche di grande gioia e libertà). Ho riattraversato in profondità me stessa cogliendo alcuni frutti che avevo lasciato maturare e affrontando certi nodi prima accantonati. Ho verificato che parole come: bene e male, libertà, uguaglianza sono talmente originali nel pensiero weiliano che possono venire non capite anche quando ci si sforza di staccarle dal significato dominante, rendendo più difficile la comunicazione e l’interazione. “La donna ha paura di essere assertiva” ha detto Angela una sera mentre discutevamo in Libreria. Anch’io, a volte, ho paura di essere assertiva. Ma quando incontro, rifletto, giudico Simone Weil non posso fare a meno di riconoscerle una fedeltà a se stessa, che mi rimanda alla mia fedeltà e onestà e quindi mi aiuta ad essere più assertiva. S. W. mi ha obbligato a ripensare a certi miei silenzi femminili togliendomi l’immagine falsa della potenza senza limiti di chi parla e della mia immaginaria impotenza. Per non dare rassegnato sostegno a situazioni e pensieri che non mi appartenevano, ho accettato di esprimermi anche con pensieri semplici, limitati, talvolta banali ma che partono da me stessa. Mi sono rafforzata nel portare avanti i miei desideri senza lasciarmi intimorire da altrui sconforti e difese. Ho avuto piena consapevolezza che per agire nel mondo devo continuamente scegliere fra il bene e il male; che non voglio più pensare in termini solo psicologici giustificando molti fatti in nome di un malinteso senso di giustizia che tutto raccoglie, perfino l’esatto suo contrario.

Firenze, 31 marzo 1989

L’AUTRICE

 

Anna Biffoli è nata a Firenze nel 1941. Ha frequentato otto anni di scuola, poi ha subito lavorato in piccole, medie e grandi aziende come impiegata. Più tardi è entrata a lavorare nella sanità, prima nei consorzi socio–sanitari e poi nella USL fiorentina. È stata iscritta al PDUP, da cui è uscita per entrare in un collettivo femminista. Ha lavorato vari anni nella Libreria delle Donne di Firenze, di cui è stata anche Presidente. È stata ed è tuttora socia dell’Associazione femminista “Il Giardino dei Ciliegi” di Firenze. È stata tra le fondatrici dell’Associazione di ricerca politica “Rosa Luxemburg”, nata nel 2000 in opposizione alla ‘guerra permanente’ e della Libera Università di donne e uomini “Ipazia”. Ha partecipato e collaborato attivamente a diversi convegni, seminari di studio, pubblicazioni, organizzati e prodotti nell’ambito delle Associazioni, tra cui: «L’ordine simbolico della madre», Atti del Seminario con Luisa Muraro (Firenze, Il Giardino dei Ciliegi, 3–4 aprile 1993); «Politica Amante incompresa?», Associazione Donne Insegnanti, Cooperativa delle Donne, Il Giardino dei Ciliegi, Luoghi di donne in RC (9–10 gennaio 1999); «Un luogo, un progetto: verso il Social Forum Europeo», coordinato da Anna Biffoli e Anna Picciolini, Il Giardino dei Ciliegi (21 ottobre 2002); «Incontro con Monica Saiz (Università Madres de Plaza de Mayo) e Silvia Saravia (Movimiento Barrios de Pie’)», coordinato da Anna Biffoli, Il Giardino dei Ciliegi (15 maggio 2003); Associazione Rosa Luxemburg, Con Rosa Luxemburg, politica, cultura, impegno contro la guerra, Edizione Il Paese delle Donne (supplemento al n. 5/2005 de «Il Foglio del Paese delle Donne»); «La Città: bene comune», a cura della Libera Università di donne e uomini “Ipazia”, (Firenze, Il Giardino dei Ciliegi, giugno 2006). Attualmente vive tra Firenze e la collina toscana.

Seme che non trova terra - Anna Biffoli

L’EDITORE

 

Siamo Vita Activa, una Casa editrice indipendente, fondata a dicembre 2014, dell’APS Casa Internazionale delle Donne di Trieste. Nasciamo dal desiderio di alcune donne, con competenze e tempo a disposizione, di mettersi in gioco per dare vita a una impresa culturale innovativa: fare libri di qualità in tempo di crisi, partendo da zero. Amiamo i libri, li conosciamo, sono parte importante della nostra vita: perché non produrli, curarli, metterli in circolazione, valorizzando soprattutto il percorso e le scritture delle donne del passato e del presente? Pubblichiamo autrici e autori senza chiedere contributi economici. Partecipiamo a Fiere editoriali e Festival letterari, facciamo numerose presentazioni, curiamo ogni aspetto dei nostri libri. Vita Activa intende conquistare un pubblico attento e desideroso di fare nuove scoperte, cerca l’appoggio di chi ama la lettura di qualità e pensa che anche le piccole realtà possano fare grandi cose lavorando in sinergia con altre associazioni ed enti.

www.vitaactivaeditoria.it

 

Per acquistare il libro (10€)